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Cranio Sacrale

MANIPOLAZIONE  CRANIOSACRALE

                &

TERAPIA TRANSGENERAZIONALE

 

       

Credo che per stare meglio si debba intervenire sull’anima.

Arì Zal, medico cabalista, diceva che “..un corpo sano è un corpo in cui la luce divina può scorrere senza incontrare ostacoli”.

 

Io lavoro con tecniche sottese

dalla convinzione che si può consentire al corpo di “parlare”, di far affiorare memorie di traumi e informazioni nascoste nell’inconscio, per facilitare il percorso di consapevolezza e quindi di risanamento psichico e fisico dell’individuo.

Le tecniche di manipolazione craniosacrale e di rilascio somato-emozionale consistono in una lievissima pressione delle mani sul tessuto connettivo, sulle ossa craniche e sulla colonna vertebrale.

Vengono usate per ripristinare la mobilità dei tessuti e delle ossa e per indurre un rilassamento profondo che, di per sé, favorisce i meccanismi spontanei di guarigione dell’organismo.

Valide in caso di dolori, di sindromi connesse a un calo della vitalità e delle difese immunitarie, esse intervengono pure sugli stati emotivi e psicologici favorendo il ricordo e l’eliminazione dell’energia connessa ai traumi vissuti. Si avvalgono, inoltre, dei principi della psicologia junghiana, della Gestalt e della psicosintesi per stabilire col cliente una comunicazione a tutti i livelli, per aiutarlo a capire se stesso e a liberarsi da  antiche emozioni e da modelli comportamentali che non gli sono più utili.

La terapia transgenerazionale

Come ben sapevano gli antichi, la felicità non fa storia: la natura della psiche è tragica. Ma l’essenza della tragedia che gli avi ci regalano, svelando le loro gesta senza tempo, è poetica. Ed è la poesia che, alla fine, redime dalla tragedia.

L’approccio immaginale, ispirato a Steven D. Farmer che si connette alla psicologia archetipica di Hillman e alla visione del suo maestro, C.G. Jung, applicato alla terapia transgenerazionale mira a dare al dramma che gli avi portano e trasmettono una dimensione epica che li riscatta. Nell’uscire dal carattere individuale della nostra storia, nell’accedere a una dimensione mitica, vi è una trasformazione dell’ansia e del timore in una sorta di forza, una specie di ruggito. E tanto più grande era l’ansia, tanto più potente è il ruggito. Le vicende occorse agli avi sono registrate nella memoria del clan familiare in modi che sono simboli, energie, vincoli emotivi che, in un certo senso, programmano il progetto di vita dei discendenti. In altre parole, gli eventi del passato vivono nei discendenti come forze ricorrenti, capaci persino di potenziarsi passando di generazione in generazione. La visione immaginale dell’evento come narrazione, più o meno simbolica, consente di trasportare l’evento stesso a un’altezza epica, mitica e gloriosa, sull’Olimpo, dimora degli dei, o nella fortezza celeste di Asgard, assieme ad Odino.

Così, una fortuna mancata, una passione tradita, un desiderio irrealizzato, una fragilità caratteriale, un abbandono subito, una vendetta incompiuta, un intrigo, una verità agognata divengono, quasi per magia, la Grande Fortuna Mancata, la Passione, il Tradimento, la Concupiscenza, la Dolcezza, l’Abbandono, la Vendetta, la Sincerità, l’Intrigo mitico.

A mezzo della visione immaginale l’individuo eleva se stesso a un piano eroico e mitico, riscattandosi al di là del senso comune della colpa. È grazie a questo riscatto che ciascuno può scoprirsi guarito dal bisogno di aderire all’autoboicottaggio e trovare altre vie – quelle dell’autorealizzazione – per onorare i propri avi.

(Ispirato a: Selene Calloni Williams, Psicogenealogia…)